Lavoro

Il lavoro del vignaiolo di oggi risente della piena convergenza fra uomo e terra, fra uomo e natura: i vigneti, per forma e disposizione, non obbediscono tanto alla dottrina agronomica dei libri quanto al sapere dei vecchi che, anche senza chimica, sapevano valutare tono e peso di ogni podere, tanto da attribuire ad ognuno il nome più adatto le sue vigne.

Coltivare vigne non è un lavoro qualsiasi, le vigne bisogna allevarle, come creature, una per una: il frumento, come tutte le erbe, cresce come viene; un albero si può modellare, finché è piccolo, dopo, da grande, fa come gli pare. La vite invece è sempre alla misura giusta e così il vignaiolo che la pota può guardarla prima in faccia, poi decide, taglia di qua, apre di là e se ne ricorderà al momento della vendemmia, quasi sempre trovando conferma delle sue scelte di mesi prima, a volte riproponendosi di cambiare, di provare un’altra via. Del resto per il vignaiolo, di ieri come di oggi, provare e riprovare è pane quotidiano: la varietà dei terreni e dei vitigni, la variabilità delle stagioni, impongono di seguire da vicino e con assiduità l’andamento dell’annata, per prevenire i problemi e quindi adeguare o ridurre i trattamenti, sempre nell’incrollabile convinzione che il buon vino si fa già nel vigneto.

Anche il vino richiede le cure ad personam della vite, fin dal grappolo: ogni grappolo viene preso in mano, soppesato e valutato nel breve tempo che serve a deporlo nella cassettina: dal tatto se ne sentono grado di maturazione e potenzialità. Una volta messo a riposare, se ne controlla l’appassimento giorno per giorno, intervenendo a garantire la necessaria ventilazione se la meteorologia non è favorevole. E poi si sa già che solitamente un vigneto è più “portato” a produrre Valpolicella Classico, o Recioto o Amarone e quindi si può agevolmente prevedere quali attenzioni saranno necessario per ottenere il meglio.

Tutte queste cure, che vengono dalla tradizione ma che sono le stesse richieste oggi dalla più aggiornata scienza enologica, si giustificano per lo speciale posto che il vino occupa nella cultura popolare e forse nell’intera nostra civiltà.